26 Novembre 2020
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Il Sinodo per e con i giovani: doni, sfide e promesse

23-10-2018 11:38 - GRANDI EVENTI DI CHIESA
L’immagine di Chiesa che emerge dall’esperienza del Sinodo che si sta svolgendo in Vaticano, ricca della partecipazione di 270 vescovi di ogni parte del mondo, oltre a 50 giovani uditori e a molti esperti e consultori, è quella di una comunità sinodale e fraterna, dove i giovani sono non solo oggetto preferenziale dell’attenzione generale, ma anche soggetti protagonisti dei processi decisionali. Prioritario è l’intento di ascoltare i giovani, accostandosi ai luoghi vitali dove essi agiscono e alle sfide con cui si confrontano. Fra le più rilevanti ci sono certamente quelle legate alle situazioni di emarginazione, che riguardano in particolare le donne, spesso ancora vittime di un maschilismo duro a morire, ma anche persone affette da dipendenze o segnate da sofferenze fisiche o spirituali, davanti alle quali i giovani spesso restano muti e sconcertati, quasi incapaci di reagire attivamente. Speciale attenzione e accompagnamento sono stati richiesti per le persone con orientamento omosessuale.
La sfida del lavoro risulta per i giovani quella dominante, specie in rapporto alle scelte che essi devono fare riguardo alla loro preparazione e al futuro, ed è particolarmente drammatica in alcuni contesti segnati dalla mancanza di possibilità lavorative o dalla non corrispondenza fra ciò per cui si sono preparati e ciò che viene loro proposto. Decisivo è poi per i giovani il mondo della comunicazione, specialmente digitale, così pervasivo da divenire per i più l’effettivo ambiente di vita, anche molto condizionante. Da più parti si osserva come le questioni etiche si presentino all’esperienza dei giovani molto più di quanto comunemente si creda, ad esempio in rapporto all’esercizio della sessualità, all’esperienza sempre drammatica dell’aborto e a forme di esclusione etnica e sociale ancora molto diffuse. Anche il mondo dell’occultismo e dell’esoterismo esercita sul mondo giovanile una influenza da non sottovalutare.
Rispetto a questo variegato tessuto della vita quotidiana dei giovani la Chiesa si riconosce chiamata al compito prioritario di trasmettere loro il dono della fede: questa trasmissione non potrà realizzarsi senza un’adeguata accoglienza da parte di sacerdoti, comunità cristiane e operatori pastorali, cui segua un cammino di accompagnamento, discernimento e integrazione. Non poche sono le carenze rilevabili in questo ambito: i soggetti ecclesiali comunicano e cooperano poco fra loro; manca spesso una vera attitudine dialogica; non ci sono sforzi di necessaria inculturazione (ad esempio verso gli immigrati e le loro culture); si ha paura o si fa resistenza nel coinvolgere i giovani per trovare vie educative su cui impegnarsi al servizio dei loro coetanei; non si dà la giusta attenzione a forme preziose di accesso al cuore e alla mente dei più, come lo sport in tutte le sue espressioni o la musica, soprattutto se valorizzata nella varietà delle tradizioni culturali, etniche e religiose; si rifugge da un dialogo costruttivo fra fede e ragione, come fra fede e scienza. Così, la comunità che dovrebbe essere al tempo stesso evangelizzata ed evangelizzatrice nei confronti dei giovani si sottrae in maniera considerevole a questo compito originario.
Circa l’animazione e la riorganizzazione della pastorale giovanile andrebbero sviluppate a tutti i livelli relazioni di fraternità: i giovani più impegnati nel cammino di fede chiedono una Chiesa molto più fraterna, relazionale e solidale. Questo lo si vorrebbe anzitutto nelle realtà parrocchiali, anche perché in molti casi la parrocchia resta un punto di riferimento importante, volto della Chiesa che si incontra spesso per primo per la sua inserzione sul territorio e le esperienze di comunione fra differenti vissuti umani che consente. Un ruolo privilegiato può avere l’oratorio, che in molti casi si offre come un ambiente vivo di incontri, amicizie, condivisioni, sia sportive, che umane e spirituali. Non poche aggregazioni ecclesiali offrono occasioni di appartenenza positiva, con cammini educativi e forme partecipative che coinvolgono i giovani in profondità. Gli itinerari catechistici possono costituire un fattore importante di crescita e di aggregazione, anche se non sempre i catechisti sono preparati a raggiungere un tale scopo e gli strumenti per la catechesi hanno bisogno di essere ripensati in maniera a volte radicale nelle metodologie e nei linguaggi, non di rado datati.
Una possibilità di crescita peculiare e di apertura al dono divino della fede è costituita dal servizio: molti giovani se ne sentono attratti, specie se rivolto ai piccoli e ai poveri, e spesso esso costituisce il primo passo verso la scoperta o riscoperta della vita cristiana ed ecclesiale. Una speciale attenzione va data anche ai giovani sacerdoti, che si trovano nella condizione di “presbiteri”, e cioè per definizione “anziani”, pur condividendo con gli altri giovani tante caratteristiche, dal rapporto naturale col “web”, alle inquietudini davanti al futuro, alle esigenze a volte pesanti del rapporto con che è più avanti in età. Occorre che specialmente i vescovi stiano accanto ai preti giovani, per incontrarli, ascoltarli, sostenerli e incoraggiarli. Una particolare importanza nella vita delle Chiese locali va data anche alla vita consacrata, che per sua natura è segno e profezia della novità divina per il mondo.
La domanda che emerge da queste riflessioni riguarda l’idea di Chiesa che tutti dovremmo sentirci chiamati a realizzare a partire dall’oggi e nel prossimo futuro: rispetto alla situazione odierna occorre riconoscere che si avverte un generale bisogno di “conversione pastorale”, frutto di un lavoro di squadra che porti da una Chiesa nel migliore dei casi impegnata per i giovani, a una Chiesa dove i giovani abbiano spazio ai vari livelli e nei principali processi decisionali, attraverso un discernimento comunitario. Qui la riflessione si fa sogno e profezia: forse il frutto migliore di questo Sinodo sarà quello di incoraggiare il cammino di una Chiesa più conforme al Vangelo, più libera, povera e impegnata con i poveri, un sogno per cui si sia tutti disposti a pagare un prezzo di vita e di amore generoso. Già ai tempi del Concilio Vaticano II il Card. Suenens, che in esso aveva avuto un ruolo rilevante in vista del rinnovamento da operare con coraggio e fiducia, diceva: “Beati quelli che sognano e che saranno pronti a pagare il prezzo più alto perché questo sogno prenda corpo nella vita degli uomini”. E un altro profeta conciliare, il vescovo Helder Camara, aggiungeva: “Beati quelli che sognano: porteranno speranza a molti cuori e correranno il dolce rischio di vedere il loro sogno realizzato”. Viene allora da chiedere ai giovani impegnati nella vita di fede: avete coscienza di voi stessi? Quale coscienza avete del vostro ruolo per tutti noi? siete pronti a sognare il sogno di Dio e a stimolarci perché anche noi sogniamo con voi? E noi siamo pronti a lasciarci disturbare dai vostri sogni e a camminare con voi per realizzare queste attese di novità e di bellezza? Sulla risposta a queste domande si giocheranno i frutti di questo Sinodo. L’autunno, stagione in cui lo abbiamo celebrato, sarà in grado di preparare una nuova primavera per tutta la Chiesa?


Fonte: Bruno Forte, in Arcidiocesi di Chieti-Vasto

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