13 Luglio 2020
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Continuano gli appuntamenti di formazione sulle età della vita

21-03-2019 12:14 - VITA PARROCCHIALE
Domenica 17 marzo, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, si è tenuto il secondo Incontro di Formazione organizzato dalla Pastorale della cultura San Paolo VI, in collaborazione con l’Oratorio San Franco. Il tema della serata è stato “L’adolescenza, “l’età ingrata” (I. Silone). L’adolescenza è il periodo della confusione, della contraddittorietà, della ribellione: così ha esordito don Michele. Generalmente collocata tra i 12 e i 20 anni, questa fase della vita è caratterizzata da un accrescimento, da un avanzamento, da una crescenza (Dewey) che è paragonata ad una vera tempesta. Essa, età inquieta e ingrata, citando Ignazio Silone, è interposta tra l’età quieta della fanciullezza e quella del giovane. Mons. Masciarelli ha sottolineato che l’adolescenza è un tema interdisciplinare, da affrontare in sinergia con le scienze umane. Ma come si presenta un adolescente? La sua vita è irregolare, il suo atteggiamento nei confronti dell’adulto è spesso criptico, spesso inconcludente, può recare delle preoccupazioni. Tutto questo, ha precisato il parroco, perché il ragazzo adolescente si muove su terreni non lisci, rischiosi: la depressione, il bullismo, l’anoressia, la bulimia, il suicidio, il parasuicidio (o suicidio finto), sono alcuni dei grandi pericoli che minano la vita di un ragazzo che vive la sua personale tempesta. Come comportarsi, allora, da educatori attenti? Don Michele cita due rischi: l’adulto potrebbe lasciare l’adolescente abbandonato a sé stesso, o potrebbe ricorrere a metodi già sperimentati e non validi. Qual è la soluzione? Riferendosi all’idealismo tedesco, Masciarelli propone un’educazione che urta, un’educazione che sappia dosare i e no. E ammonisce lo stile dell’educare da lontano: sottrarre la vicinanza è sbagliato. Da lontano non si educa, l’esempio deve essere visibile e soprattutto tangibile. Riportando e parafrasando un’asserzione della Dott.ssa Ferraris, “dai figli non si divorzia”, don Michele ha tenuto a precisare che dagli adolescenti non si divorzia e che la vicinanza a loro è necessaria. Il parroco ha proseguito dicendo che nonostante questa contraddittorietà, gli adolescenti vivono in pienezza questa fase della loro esistenza, anche se in bilico sulla soglia, tra la sicurezza del passato e l’ignoto del futuro. Infine, prima dei saluti e il lancio del prossimo appuntamento – Il giovane, l’uomo del meriggio della vita - che si avrà domenica prossima, 24 marzo, mons. Masciarelli ha sottolineato che non va mai persa la speranza e l’educatore deve sempre reagire positivamente. Ma come? Innanzitutto le Istituzioni scolastiche hanno il compito di essere educatrici per fronteggiare i vari problemi che minano la vita dell’adolescente, ma anche in modo semplice, quali adulti responsabili, occorre mostrare all’adolescente il meglio che si ha: uno sguardo amorevole, l’attenzione verso di lui, inchinarsi verso di lui, tendere verso di lui, vigilare affinché non si senta abbandonato, essere sempre pronti a soccorrerlo, dialogare con lui, infondergli sicurezza e coraggio. E, citando san Giovanni Bosco, l’educatore deve essere preventivo, cioè arrivare prima del ragazzo per essere con lui, e soprattutto deve usargli benevolenza, amarlo di un amore saggio, con una bontà mixata alla ragione, per essere per lui un educatore vero.

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